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Shintoismo

Lo Shintoismo o semplicemente Shinto (?? shint?), è una religione animistica con tratti sciamanici, autoctona del Giappone. Prevede l'adorazione dei kami, un termine che si può tradurre come divinità, spiriti naturali o semplicemente presenze spirituali. Alcuni kami sono locali e possono essere considerati come gli spiriti guardiani di un luogo particolare, ma altri possono rappresentare uno specifico oggetto o un evento naturale, come per esempio “Amaterasu”, la dea del Sole; anche il Dio cristiano in giapponese viene tradotto come "kami". La parola “Shinto” nacque dall'unione dei due kanji: ? “shin” che significa "divinità", "essere di luce" (il carattere può essere anche letto come kami in giapponese) e ? “t?” contrazione di Tao ("via" o "sentiero" in senso filosofico). Quindi, Shinto significa letteralmente "la via degli esseri di luce", "la via degli dèi". In alternativa a Shinto, l'espressione puramente giapponese — con il medesimo significato — per indicare lo Shintoismo è “Kami no michi”.

Vita dopo la Morte

Per lo Shintoismo, la vita dopo la morte non è una preoccupazione primaria e viene data un'enfasi maggiore al trovare l'armonia in questo mondo, invece che nel prepararsi al successivo.

Animismo

Lo Shintoismo non possiede insiemi vincolanti di dogmi, un luogo santo sopra tutti gli altri da adorare, nessuna persona o kami considerato più sacro degli altri, e nessun insieme definito di preghiere. Lo Shintoismo è piuttosto una collezione di rituali e metodi, intesi a mediare le relazioni tra gli esseri umani e i kami. Queste caratteristiche conferiscono allo Shintoismo un carattere di completezza semplice ed efficace,

Etica

“La sincerità porta alla verità: La sincerità è saggezza, che unisce l'uomo e il divino in un tutt'uno” - “Sii caritatevole con tutti gli esseri: l'amore è la prima caratteristica del divino” – “Non vi è posto per l'egoismo nello Shinto” – “Ammettere uno sbaglio è il primo segno di una grande saggezza” – “Una preghiera sincera giunge al cielo. Una preghiera sincera realizzerà sicuramente la divina presenza” – “Il primo e più sicuro passo per entrare in comunione con il divino è la sincerità. Se si prega una divinità con sincerità, si riesce a percepire la divina presenza”.

Lo Shintoismo presenta un'infinità d’insegnamenti positivi, che nascono anche come conseguenze dei suoi precetti fondamentali. Una prima regola etica è sicuramente la disponibilità verso gli altri. La religione shintoista insegna che l'uomo deve sempre offrirsi per aiutare il prossimo, caritatevolmente, sinceramente e amorevolmente, per mantenere l'armonia e il benessere nella società. Conseguentemente lo Shintoismo incita al contenimento dell'egoismo e dell'egocentrismo, promuovendo invece l'umiltà.

Il culto shintoista pone, in generale, al primo posto l'interesse della comunità e il pubblico benessere. Ciò non significa che i diritti individuali e la famiglia siano ignorati. Al contrario, è sullo sfondo dei riti religiosi, come conseguenza delle azioni verso gli altri, che l'intimità, il carattere individuale di una persona e i suoi rapporti con il prossimo, sono ampiamente promossi.

4 Principi

Sebbene lo Shintoismo non abbia comandamenti assoluti al di fuori di vivere una vita semplice ed in armonia con la natura e le persone, si dice che ci siano Quattro Affermazioni che esprimono tutto lo spirito etico di questa religione:

Riti purificatori

I riti di purificazione sono una parte vitale dello Shintoismo e sono stati adottati anche nella vita moderna. Un rito di purificazione personale è legato all'acqua, elemento purificatore per eccellenza: consiste nel resistere sotto a una cascata o nell'eseguire delle abluzioni rituali alla foce di un fiume o nel mare, oppure semplicemente mediante le apposite fonti dei templi, quest'ultima pratica è richiesta quasi sempre prima dell'accesso al luogo sacro. Queste due forme di purificazione sono spesso dette “harai”. Una terza forma di purificazione è l'astensione da qualcosa, cioè un tabù. Nelle cerimonie di purificazione vengono generalmente utilizzati vari elementi simbolici, tra i quali spiccano la già citata acqua, il sale e la sabbia. Gli atti generali di pulizia sono chiamati “misogi”, mentre in specifico, la purificazione personale all'ingresso dei templi, che consiste nel lavarsi mani e bocca, è chiamata “temizu” o anche “imi”. Un rituale “misogi” ancora oggi molto praticato è quello che consiste nel gettare acqua nei dintorni della propria casa, per ottenerne la purezza. I riti di purificazione sono sempre il primo atto di una qualsiasi cerimonia religiosa, e vengono praticate anche per benedire avvenimenti e opere importanti. Questo tipo di rituale purificatorio è chiamato “jichinsai”. Il sale è, dopo l'acqua, l'altro elemento importante nei rituali di purificazione. Le cerimonie legate al sale vengono genericamente chiamate “shubatsu”. Vi sono varie cerimonie in cui il sale viene sparso in un determinato luogo per eliminare le impurità, chiamate maki shio (letteralmente "sale sparso"). Di solito all'ingresso delle case vengono posti dei contenitori di sale, chiamati “mori shio”, che si crede abbiano l'effetto di purificare chiunque entri nell'abitazione. Il maki shio è praticato nelle case, e anche, alternativamente o insieme all'acqua, prima della costruzione di un edificio. Il sale viene offerto simbolicamente anche alle divinità, ponendolo sugli altarini domestici “kamidana”

Kami - Amaterasu

Tutto ciò che c'è di maestoso e solenne, che possiede le qualità dell'eccellenza e della virtù e ispira un sentimento di meraviglia, è considerato “kami”. I kami, termine tradotto in genere con "dèi", "divinità", sono le entità spiritiche che popolano tutto l'universo, sono gli spiriti della natura, e si esprimono attraverso essa. È molto frequente, nello Shintoismo moderno, l'utilizzo di uno specchio per rappresentare le divinità. Questa è la migliore raffigurazione che possa far comprendere all'uomo moderno un concetto così profondo. Lo specchio sta infatti ad indicare che ogni cosa riflessa da esso è incarnazione e manifestazione degli Dèi. In alternativa, come raffigurazione, vengono anche utilizzate composizioni geometriche di carta (Origami) o di stoffa. I kami sono collettivamente chiamati “Yaoyorozu no Kami” ????? letteralmente "otto milioni di kami". Il nome arcano Yaoyorozu "otto milioni" non è il numero esatto, ma piuttosto un modo simbolico di indicare l'infinito in un'epoca in cui questo concetto non esisteva. Il kami più importante, e certamente il più invocato e venerato è la Dea del Sole “Amaterasu”.

Sacerdozio

Dopo l'era Meiji, quando il Giappone apri ufficialmente le porte all'Occidente, il sistema ereditario dell'ordine sacerdotale shintoista fu abolito, introducendo il sistema del seminario. Il sistema sacerdotale shintoista è suddiviso in quattro ordini principali: Johkai, Meikai, Gonseikai e Kokkai. Ogni sacerdote “kannushi” di questi gruppi intraprende una carriera caratterizzata da sei gradi di specializzazione. I sacerdoti sono liberi di sposarsi e condurre una vita familiare al di fuori di quella religiosa.

 

 

 

 

 

 

 

 

Culto

Nello Shintoismo moderno il cuore del culto è sicuramente il tempio “jinja”, in cui si celebrano numerose cerimonie e pratiche. La venerazione non deve essere un atto esclusivamente pubblico, è infatti spesso praticata anche tra le mura domestiche. È comune allestire degli altarini, chiamati kamidana (letteralmente "mensola dei kami"), su cui comunemente viene posizionato uno specchio, l'oggetto che meglio consente di dare una rappresentazione dei kami. È possibile inoltre aggiungervi oggetti sacri come ad esempio amuleti, acquistabili presso i templi(Jinjia). L'altare è utilizzato per offrire preghiere e incenso alle divinità, oltre ad una serie di elementi tradizionali tra cui: il sale, l'acqua e il riso.

Energia Cosmica

Lo Shintoismo è una religione cosmica. Con questa definizione s’intende affermare che si tratta di una religione che vede tutto il cosmo, ovvero tutto ciò che esiste, come pura manifestazione del divino, è dunque una religione dai caratteri panteistici. Nella religione shintoista ogni cosa è sacra poiché la materia stessa che costituisce tutte le cose che esistono ha un fondamento divino. In primo luogo dunque la principale forma di entità divina è l'esistenza stessa, la natura, qualunque essa sia. Procedendo su questo piano, e affermando le forti basi animistiche su cui si basa, si può dire che lo Shintoismo insegna che ogni cosa è detentrice di una forza divina, una divinità, uno spirito che la presiede e ne forgia l'esistenza. Nella cosmologia shintoista tutto l'esistente è pervaso da un'energia primordiale, che alimenta e compone tutta la materia e tutte le sue manifestazioni, è il “Musubi”. Il “Matsubi” è inoltre la forza armonica e universale che lega indissolubilmente il mondo fisico umano, al mondo spirituale degli dèi, i “kami”. Tomoe, simbolo della trinità Shintoista

Il Tomoe, detto anche In-Yo-Yuan o Triplo Taijitu, è il simbolo della triplicità dell'energia cosmica shintoista. Nello Shintoismo l'esistenza, in tutte le sue forme, si origina innanzitutto dall'esprimersi del principio cosmico in una dualità, due forze polarmente opposte, il principio negativo In e il principio positivo Yo, corrispondente al rapporto di Yin e Yang della cosmologia taoista. Dall'avvicendarsi di queste due forze primordiali e opposte scaturisce tutta l'esistenza, sia essa fisica e materiale sia spirituale. I kami, come gli uomini, hanno origine dallo scontro eterno tra queste due polarità. Parlando di trinità shintoista una cosa assolutamente erronea è pensare a un concetto trinitario analogo a quello del Cristianesimo. Si può dire che la trinità shintoista non sia altro che il frutto del rapporto cosmico tra i due poli In - Yo, primordiali dell'energia e una terza parte, chiamata in cinese Yuan. Questa terza parte rappresenta ciò che nasce dall'interazione dei due principi primordiali, simboleggia i fenomeni e le manifestazioni prodotti dall'eterna interdipendenza di essi. Rappresenta, più sinteticamente, la manifestazione dell'energia cosmica.

Torii

Il torii è per antonomasia il simbolo universalmente riconosciuto dello Shintoismo. Rappresenta i portali che danno accesso ai templi o ad una qualsiasi zona naturale considerata sacra. Il torii è un simbolo di misticismo. Esso rappresenta l'eterna interazione, poiché immedesimazione, del mondo umano con il mondo divino. Attraversare un torii significa rivitalizzare i sensi spirituali e rinnovare di continuo la partecipazione alla vita, all'universo intero e alla propria esistenza soggettiva.

L'origine di questo simbolo è pressoché sconosciuta, alcuni la ricollegano al mito in cui Amaterasu si nascose in una caverna per sfuggire a Susanoo, altri ne vedono l'origine analizzando l'etimologia della parola. Torii è infatti composto da tori, che significa uccello con l'aggiunta di una i finale. Secondo questa spiegazione i primi torii erano volti ad ospitare gli uccelli, considerati particolarmente importanti dalla religione shintoista poiché simboleggianti il contatto tra la Terra e il cielo, metafore rispettivamente del mondo umano e di quello divino. Un torii è costituito da due pilastri verticali che ne sostengono due orizzontali, e completato da una tavoletta centrale, tra le due aste orizzontali, che solitamente riporta il nome del tempio, dell'area sacra o una frase particolarmente significativa.

Corda sacra

La corda sacra, in giapponese detta “shimenawa”, a volte abbreviato in shime, è una composizione che appare molto spesso nei templi shintoisti e nei luoghi sacri. Ad esempio viene frequentemente appesa all'asta orizzontale dei “torii” per incrementarne il significato sacro, oppure la si può trovare legata al tronco di un albero, o attorno ad una roccia, poiché considerati espressione delle potenze spirituali. Lo “shimenawa” consiste in una treccia di paglia di riso, alla quale vengono appese strisce di carta, i cosiddetti “gohei, che come già detto precedentemente sono, dopo lo specchio, l'elemento più utilizzato per raffigurare le divinità.

Gohei

Il gohei è un oggetto cerimoniale del culto shintoista che simboleggia la purificazione. Esso consiste in una bacchetta o bastone da cui pendono strisce di carta bianca. L'asta può essere di bambù o del legno dell'albero di sakaki (nome scientifico: Cleyera japonica), una pianta considerata sacra. Alla sua estremità sono inseriti striscioni di carta che possono essere di "houshogami", una particolare carta molto spessa usata esclusivamente per gli usi cerimoniali. Questo strumento del culto shintoista rimanda alle cerimonie ancestrali, alla forma più antica e originale della religione giapponese, quando il termine "shintou" non esisteva ancora (venne coniato soltanto dopo il IV secolo per distinguerlo dal buddhismo), e non ne esisteva una codificazione e istituzionalizzazione. In quel periodo la religione era un sentimento spontaneo di meraviglia, riconoscimento e contemplazione delle forze naturali che si manifestava in una celebrazione ed esaltazione vitalistica. Il gohei è dunque un tipico strumento sciamanico usato dai sacerdoti per evocare gli spiriti in uno stato di trance. Attraverso la danza, i gesti, le formule magiche, e agitando appunto il gohei, può guarire (cacciando gli spiriti maligni) oppure praticare la divinazione.

Maneki Neko – il Gatto della fortuna

Si crede che questo amuleto abbia poteri mistici e capacità di protezione nei confronti dell'ambiente in cui si trova, portando salute, fortuna e denaro. Nelle varie tipologie e diverse simbologie: - un gatto seduto con una campanella allacciata al collo e una zampa sollevata in segno di saluto. Interessante è la posizione delle zampe, infatti sebbene le rappresentazioni con la zampa sinistra sollevata siano più comuni di quelle con la zampa destra alzata, la ragione esatta della differenza non è chiara. Alcuni ritengono che la zampa sinistra sollevata significhi denaro e fortuna, mentre la destra significhi salute. Altri sostengono che la sinistra propizi gli affari e la destra la famiglia.

Il gatto è anche rappresentato in una vasta gamma di colori, ognuno dei quali ha un suo significato. Quello più comune è il bianco, che significa già di per sé buona fortuna. Una delle varie leggende, racconta: “Nel Diciassettesimo secolo, in un tempio di Tokyo, viveva un monaco poverissimo, costretto a dividere il suo cibo con un gatto Tama. Un giorno, durante una tempesta, un ricco signore si fermò sotto un albero del tempio per ripararsi dalla pioggia. Mentre aspettava la fine della tempesta, vide un gatto, che con la zampa, lo invitava a seguirlo verso il tempio. L'uomo si alzò per seguire il gatto e proprio in quel momento un fulmine colpì la pianta. Da quel giorno l'uomo divenne amico del monaco e del gatto, che non dovettero più vivere in povertà. Quando il gatto Tama morì fu seppellito nel tempio di Goutokuji”.

Komainu

Iconografia e simbolismo, influenzati dal buddismo. Letteralmente "Cani" Mitologici, o anche una forma di Draghi. Se si va in qualsiasi tempio scintoistico, dopo il "Torii", davanti al tempio, sono posti due animali fatti di roccia. Si chiamano "komainu" (inu è in giapponese "cane", ma in questo caso non indica cane, ma gli animali inesistenti.)

Un komainu con bocca "A" cioè aperta, ed un altro komainu con bocca "N(UN)", chiusa. La bocca "A" indica l'inizio, mentre "N(Un)" indica la fine di tutte le cose. Infatti l'alfabeto giapponese hiragana e katakana (50 pronunce) inizia con A e finisce con N. Nei Templi buddisti, ci sono invece due statue di due uomini. Queste si chiamano kongo-rikishi, praticamente i guardiani del Tempio. Una con la bocca aperta e un'altra la chiusa, "A" e "N(Un)".

Jinjia - Tempio

La pratica della costruzione di templi shintoisti, in giapponese jinja o jingu, ebbe origine con l'introduzione del Buddhismo, probabilmente ad imitazione dei templi di quest'ultima tradizione. Il rito shintoista infatti, in origine, veniva praticato all'aperto, di solito con piccoli reliquiari mobili o in aree chiamate “miya”. Ovviamente era possibile trovare eccezioni, templi fissi, i primi dei quali sono identificabili come la forma primordiale di architettura shintoista. Il tempio shintoista ha una struttura ben precisa. È sempre suddiviso in una serie di locali caratterizzati ognuno da una specifica funzione:

L'area d'ingresso di un tempio shintoista è nella quasi totalità dei casi contrassegnata dalla presenza di un torii. Il classico portale mistico che segnala l'entrata nell'area sacra, che oltre ad un tempio può essere una qualsiasi zona naturale caratterizzata da una forte bellezza e singolarità.

Misticismo della Natura

Lo Shintoismo colloca la natura in una particolare luce, ogni cosa è di per se sacra, ogni essere vivente e ogni roccia nell'universo. La natura è considerata sacra in quanto manifestazione della forza dei kami e dimora eterna di essi stessi. Nella visione shintoista valli, montagne, abissi, foreste, fiumi, persino le città e le foreste artificiali ripiantate dall'uomo sono delle manifestazioni dell'essenza divina dell'universo, in quanto la materia stessa di cui ogni cosa è costituita ha una base, un fondamento divino. È per questo motivo che nello Shintoismo spicca l'importanza assoluta della natura, che ha portato all'usanza di costruire templi soprattutto nel cuore di boschi e zone di pace e silenzio meditativo. Un filosofo spagnolo scrisse: “Lo spettacolo più stupefacente di tutte le meraviglie del Giappone è la spontaneità e la dimensione naturale della sua religione, caratterizzata dai templi immersi nel verde, quasi ad indicare che il luogo migliore nel quale andare a cercare il divino, non è altro che il mondo intorno a noi”.

Bosco sacro

Inizialmente i templi shintoisti venivano edificati in zone incontaminate e isolate dai centri abitati. Questa tradizione va ricollegata senza dubbio alla sacralità della natura e al posto prominente che essa deve mantenere nella vita umana, per permettere all'uomo di rimanere sempre in equilibrio con il mondo. I giardini circondanti i templi sono parte fondamentale della religione shintoista, protettrice della natura in quanto divina. I boschi evocano quel tipo di armonia con il mondo e con il divino che l'uomo tecnologizzato tende sempre più a dimenticare. Subito dopo aver attraversato la prima tappa rappresentata dal torii, nei grandi templi, si accede immediatamente al bosco, attraversato di solito da un sentiero chiamato sando.

Sando

Il sentiero che attraversa la zona boschiva e conduce alla struttura “templare”, è molto più di un semplice camminamento, rappresenta infatti un cammino mistico. Riflette il sentiero che l'uomo deve compiere per giungere alla comprensione del divino, ovvero intraprendere un passaggio attraverso la natura, unico vero mezzo per conoscere quale sia il mistero della vita. Il sando è un cammino rituale, che il fedele intraprende per giungere alla purificazione e liberare la mente, in modo da raggiungere la contemplazione e la venerazione dei kami con la spontaneità più pura possibile. Ai lati del sando, che spesso può essere anche una scalinata, sono poste di frequente statue di animali sacri, o lanterne di pietra, che dividono il percorso in una serie di tappe. È comune anche che il sando, in certi templi, attraversi un ponte, chiamato shinkyo. Shinkyo La traversata del ponte “Shinkyo”, e quindi dell'acqua, simboleggia la purificazione.

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