“combattimento reale - lotta all'ultimo sangue”.
L'esito di ogni combattimento dipendeva senza ogni dubbio dal tempismo e dall'intuito. La maggior parte degli scontri erano preceduti da rigide procedure formali, concepite per porre i combattenti in condizione di contendere nella giusta disposizione d'animo. Il guerriero classico, dopo aver scelto il proprio avversario, intonava una formula, a volte anche abbastanza lunga, volta in primo luogo ad intimidire il nemico. Una volta cominciato, lo scontro era effettivamente uno "Shinken Shobu", una lotta all'ultimo sangue. Il vincitore aveva il privilegio di prendere la testa dello sconfitto come simbolo della propria vittoria; si trattava principalmente di una specie di ricevuta, giacché la testa, quando si portava dinanzi al proprio comandante, avrebbe costituito una prova di grande maestria.
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